MRI19/MZ42 – Impero Romano, Costantino, Cesare (306-308), Medaglioncino o asse/sesterzio in bronzo, tra il 306 e il 307/308, R/PRINCIPI IVVENTVTI

MRI19/MZ42 – Impero Romano, Costantino, Cesare (306-308), Medaglioncino o asse/sesterzio in bronzo, tra il 306 e il 307/308, R/PRINCIPI IVVENTVTI

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Esaurito

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MRI19/MZ42 – Impero Romano, Costantino, Cesare (306-308), Medaglioncino o asse/sesterzio in bronzo, coniato nella zecca di Roma tra il 306 e il 307/308, con al D/ CONSTANTINVS NOB CAES, busto laureato, drappeggiato e corazzato a destra; R/PRINCIPI IVVENTVTI, Costantino, in abiti militari, regge con la destra una lancia puntata in avanti e con l’altra mano un globo; RIC, manca, ma cfr. nota 2 a pag.370; ex Moruzzi Numismatica MR131805, AE, 23,87 mm; 5,2 gr., mBB, R5 (pochi esemplari conosciuti).

Questa intrigante e rara emissione non è repertoriata nel catalogo Roman Imperial Coinage, sebbene a pagina 370, nella nota 2, si fa riferimento ad un bronzo, presente nella collezione del British Museum, con le stesse caratteristiche della presente “moneta”, interpretato come mezzo follis. Per diverse ragioni, ad ogni modo, il nostro esemplare e quello del British, non possono essere considerati mezzi follis e neppure comune moneta circolante. Queste, infatti, mancano all’esergo di qualsivoglia segno di zecca e il busto drappeggiato rappresenta un elemento inusuale per le emissioni della zecca di Roma. Si notano invece molte affinità con le emissioni dei cosiddetti “quinari” e con delle particolari emissioni massenziane, di peo e diametro simile al nostro esemplare, che Drost, nella sua opera “Le Monnayage de Maxence”, definisce “medi bronzi”. Egli ritiene che, al pari dei “quinari” argentati, queste emissioni fossero di carattere celebrativo e venissero distribuite alla popolazione in particolari occasioni (ad esempio il primo consolato di Massenzio, nel 308). Drost le inquadra in un’ottica di richiamo alle origini della propaganda massenziana, che vedeva nel periodo augusteo uno dei suoi paradigmi. Perciò, se i “quinari” argentati richiamavano alla memoria i vecchi denari, questi medi bronzi, che secondo analisi metallografiche riportate nell’opera del Drost, non presentano tracce di argentatura o argento nella lega, richiamano i medi bronzi. Il confronto più immediato è con quelli emessi a partire da Aureliano, a seguito della sua riforma del 274. È incerto il nome da dare a questi nominali, se assi oppure sesterzi. Ciò che appare evidente, è che da dopo il regno di Aureliano queste emissioni diventano sempre più sporadiche, fino ad essere coniate esclusivamente per commemorare eventi particolari (per esempio il trionfo di Probo celebrato a Roma nel 281/282). La loro coniazione cessa con la diarchia, essendo gli ultimi esemplati noti del 290-291. Probabilmente, la riforma monetaria del 294, li rese obsoleti e ininfluenti a livello di frazionale circolante, sebbene i “quinari” argentati continuino ad essere emessi, con scopi celebrativi, fino all’accessione di Massenzio al potere. Di loro si ha traccia fino addirittura al 318, con le ultime emissioni celebranti la nomina di Crispo, figlio di Costantino, a Cesare.

Se appare certo che il nostro esemplare si pone sulla scia di quei medi bronzi emessi da Aureliano fino alla diarchia e poi di nuovo, in maniera se vogliamo anacronistica, durante il regno di Massenzio, meno certo è il nome da assegnargli. Per questo motivo, nella descrizione, appaiono sia la dicitura “medagioncino” per via del suo impiego a scopo celebrativo, sia “asse-sesterzio” per le sue analogie con le ultime emissioni, puramente in bronzo, del III secolo.